Nella sacralità fantastica
la mia mente vaga
priva di padroni,
profumata d'incenso.
Sarcastica
tesse e trama
la stanchezza, ignobili ragioni
Coprendomi di scorno denso.
Onta densa mi distingue
né carne né pesce,
né bravo né bello.
Anche se tra mille lingue,
da me stesso son deriso
questo è quel che mi riesce.
Nel tuo sorriso
e nel mio maltempo
ti do ragione:
dovrei imparare a perdere tempo.
