“Tieni Attilio, tu sarai il numero 35”.“Scusa mister, ma cos’è questa puzza?”Il ragazzo, in cui seppi riconoscere i tipici trattisbarbati e giovanili dopo anni, ma che in quelmomento mi sembrava fin troppo maturo, midegnò a malapena di uno sguardo mentre leggevale annotazioni sul foglio di carta.”Il custode si è accorto tardi di aver finito ilsapone…
Nella sacralità fantasticala mia mente vagapriva di padroni,profumata d’incenso.Sarcasticatesse e trama la stanchezza, ignobili ragioniCoprendomi di scorno denso.Onta densa mi distinguené carne né pesce,né bravo né bello.Anche se tra mille lingue,da me stesso son derisoquesto è quel che mi riesce. Nel tuo sorrisoe nel mio maltempo ti do ragione:dovrei imparare a perdere tempo.
Quando resti da me la notte ti sento rigirarti nella tua insonnia con le tue gambe nude scosse,la coperta che si gonfia e si sgonfiain un valzer nervoso, e sorrido. E al mattino rimango nel letto dopo aver disinserito la sveglia,che sia tardi o che sia presto,col tuo sonno che non si sbrogliaper sentire ancora…
Ritrovata virtùacquista lo sguardo,addio tramonto, addio male,vibrano i piedidi sacro e febbrile ardore.Santo dolore,lo specchio in cui rivedila terra arsa dal saledell’autolesionismo bastardo,dimenticando che rimane un’umana virtù.Rompi il riflesso,spezzalo, sbriciolalo,lascia che il ventomodelli quel corpofinché diventa ricordo.Taglia l’ascessoanalizzalo, giudicalo,ma conserva un accennoper non finire di nuovosul bordo, solo e sordo.
Tinteggia di rosso alla sera di fulgido sangue,il treno fischiastanco di aspettare.Stanco, come noi, di immaginare una vita che non rischia, e il fiacco pensiero langue la lingua marcisce, inerme e nera. Come ci siamo trovati ci diciamo sui binari allo scoccare dell’ora, un gioco senza dimora vittime dei nostri calvari, il treno ci divide con…
Guardavo quei tuoi occhi grandi, languidi, svuotati di ogni sentimento. Io immobile, insensibile, percepivi il mio smarrimento. Come la luna eri candida, arida, con occhi sempre più vitrei. Eri bellissima come la luna, che non immagini un cielo senza di lei.
E nel cuore che cede alla realtà la stupidità cede alla bontà. Nel cuore che cede all’amore ho imparato la rassegnazione Nel vederla volare, nel vederla sbocciare Il cielo si apre, nel suo cuore mille strade Regina mia, Regina adorata, tra sguardi stranieri ti senti diversa. Di diversa virtù, di diversa età, di diverso sguardo…
Firenze, casa e madre Ponti, statue e carezze, rinchiudi il mio essere in certezze, in dolci parole amate. Con le lacrime secche consolate mi scruti severa nelle incertezze spronandomi oltre le mie debolezze per tutte le voglie rimandate. Madre che mi abbracci mentre piango con il tuo essere bella in ogni occasione e il mio…
Guardo i tuoi occhi e mi ci vorrei tuffare. Forse non pensi che sconsiderato io sia, quanto i pensieri siano densi, e di quanto pensi alla follia. E tu sarai per me il porto in cui mi riposerò sereno, senza delle tempeste lo sconforto e della mente il veleno. Non per sempre, onirico momento. Me…
Alto in cielo il sole brucia, fredda la fronte davanti ad esso, il duro e bianco corpo di gesso, lontano il ricordo di antica belluria. Non ti muove più nessuna furia, diventa calmo il tuo decesso, tu e i tuoi amori che ti porti appresso, figli di delusioni e incuria. Come pesano i piedi alla…